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mercoledì 22 dicembre 2010

Un impianto fotovoltaico da 608 chilowatt renderà Argoclima energeticamente autonoma

La tecnologia italiana al 100 per cento di Argoclima adesso è al 100 per cento ecosostenibile e pulita. La storica società lombarda specializzata in prodotti e servizi per la climatizzazione, il trattamento dell’aria e il riscaldamento ha ultimato la posa dei pannelli fotovoltaici che la renderanno completamente autonoma dal punto di vista energetico.
L’impianto di Argoclima è composto da 2.832 pannelli fotovoltaici in silicio monocristallino e la sua potenza complessiva pari a 608 chilowatt potrebbe agevolmente alimentare oltre 200 nuclei familiari con contatori standard da tre chilowatt. Con una superficie di 3.400 metri quadrati, riveste per intero la copertura del quartier generale di Gallarate, dove si trovano gli uffici amministrativi, le principali unità produttive e i centri di ricerca e sviluppo internazionali dell’azienda.
“Il progetto è stato portato a termine in meno di cinque mesi” dichiara Marta Molinari, responsabile per la sicurezza del marchio varesino “e in tempi da record; entro la fine di dicembre, Argoclima potrà provvedere da sé al suo fabbisogno energetico azzerando al tempo stesso l’impatto sull’ambiente”. Oltre a garantire elettricità pulita, l’installazione di questo impianto fotovoltaico consente infatti di disperdere circa 480 tonnellate di anidride carbonica in meno ogni anno.
Argoclima entra così in grande stile nella corsa alle energie alternative e alle fonti rinnovabili che caratterizza il panorama industriale italiano. Secondo il GSE (Gestore dei servizi energetici) il 33% della potenza fotovoltaica installata nel Paese alimenta imprese del settore manifatturiero. E in Lombardia il dato è addirittura superiore, perché raggiunge il 41%.
L’impianto fotovoltaico da 608 chilowatt è parte integrante delle strategie globali del gruppo per la riduzione dei consumi e delle emissioni dannose. A maggio i condizionatori di Argoclima si sono classificati all’ottavo posto della Eco Top Ten di Legambiente per l’efficienza energetica e la preferibilità ambientale che prendeva in considerazione ben 369 marchi internazionali.
La gamma del costruttore gallaratese comprende le pompe di calore iSERIES, alimentate con energie rinnovabili; e le caldaie della linea Condensy, progettate per il collegamento con impianti solari termici. Produttore di stufe a legna (Super e Mignon) o a pellet (la famiglia Bruciapellet 65, 80 e 110) dall’efficienza energetica rispettivamente superiore al 70 e all’86%, Argoclima commercializza con il marchio della controllata francese Technibel anche il sistema di riscaldamento e raffreddamento domestico Aquaset 3G. Compatibile con installazioni solari termiche, Aquaset 3G rende produce energia termica più di 4,7 volte superiore a quella elettrica consumata, riducendo di conseguenza consumi, costi di gestione ed emissioni di Co2.

martedì 14 dicembre 2010

I pannelli fotovoltaici che si autoriparano

Da sempre la natura insegna e una ricerca del MIT di Boston condotta dal Dipartimento dell’Energia del prestigioso Istituto di ricerca lo conferma: il professore di ingegneria chimica Michael Strano, infatti, si è ispirato al comportamento delle piante (che dal sole non vengono distrutte ma che, con la fotosintesi, riciclano il loro “parco proteine” all’incirca ogni tre quarti d’ora) creando delle celle fotovoltaiche in grado di convertire l’energia solare in energia elettrica e, soprattutto, di autoassemblarsi.

Una delle maggiori difficoltà dei produttori di pannelli fotovoltaici è il grado di invecchiamento degli stessi, visto che i materiali con i quali sono costruiti tendono ad essere distrutti dalla degradazione prodotta dalla loro interazione con i raggi solari. Per superare questo problema, i ricercatori del MIT hanno “copiato” il comportamento dei cloroplasti durante la sintesi clorofilliana; in pratica, le proteine contenute nei cloroplasti decadono sì (il professor Strano afferma che il processo avviene “come se l’ossigeno rompesse il ‘cavo’ che tiene unita la proteina”) ma le piante sono in grado di ri-assemblare la stessa proteina.

Il ricercatore, dunque, ha creato delle molecole sintetiche capaci di attivarsi alla luce solare liberando elettroni, organizzate in “centri di reazione” e mantenute su dischi di fosfolipidi. Questi dischi sono immersi in una soluzione grazie alla quale si legano spontaneamente a nanotubi di carbonio che, allineando i centri di reazione, funzionano anche da conduttori per raccogliere e incanalare il flusso di elettrodi liberato dai centri stessi. E quando un tensioattivo viene aggiunto a questa soluzione, ecco che i vari componenti si distaccano fra loro per poi (è questa è la novità) riassemblarsi perfettamente quando il tensioattivo (mediante una speciale membrana) viene rimosso.

La ricerca ha dimostrato che l’efficienza di questa struttura molecolare (nel processo di conversione luce-elettricità) è di circa il 40% ma il professor Strano ha dichiarato che, almeno teoricamente, il valore potrebbe salire al 100%. Ecco perché i risultati e le potenzialità di questa ricerca potrebbero essere in grado di offrire al mondo dell’industria una formidabile opportunità tecnologica, dando vita alla produzione su scala industriale di pannelli fotovoltaici capaci di “ripararsi”, eliminando così la caduta di efficienza e la necessità di sostituzione e riparazione dei pannelli dovuta, appunto, all’interazione fra i raggi solari e l’attuale materiale utilizzato nella realizzazione dei pannelli.

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

Il pannello fotovoltaico che si attacca come un nastro adesivo

La società americana Global Solar Energy ha creato un pannello fotovoltaico flessibile, ondulato ed applicabile direttamente sulle superfici interessate come un adesivo, senza ancoraggi. Il pannello può essere staccato e riattaccato più volte, riducendo i tempi ed i costi di installazione e coprendo una superficie maggiore grazie a “strisce solari” lunghe circa 5,70 m e larghe 45 cm. Il prezzo è simile a quello dei “tradizionali” pannelli solari al silicio policristallino. L’azienda sta attendendo la necessaria certificazione e conta di iniziare la produzione dei pannelli solari dall’anno prossimo.

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

venerdì 10 dicembre 2010

Da Catania il pannello fotovoltaico che si collega direttamente agli elettrodomestici

Un pannello fotovoltaico in grado di funzionare senza “inverter” (il dispositivo che trasforma l’energia elettrica da continua ad alternata) è in arrivo dallo stabilimento StMicroelettronics di Catania. Il pannello potrà essere collegato agli elettrodomestici di casa, alimentandoli senza un convertitore (inverter), in quanto già dotato di una “junction-box”, cioè un miniconvertitore interno al modulo, in grado di trasformare l’energia solare prodotta dalle celle fotovoltaiche (a tensione continua) in corrente alternata usata nelle case.

Così l’energia può essere immessa nella rete elettrica domestica, senza macchinari e passaggi ulteriori, alimentando ogni dispositivo elettrico di uso comune. In caso di disconnessione, poi, la “junction box” invia un segnale ad una centrale dedicata, prevenendo furti e danneggiamenti, disconnettendosi dalla rete anche in caso di eventi come terremoti o trombe d’aria. “In un sistema standard da 3kW collocato sul tetto – spiega Matteo Lo Presti, direttore Systems Lab della St Microelettronics di Catania – abbiamo calcolato che la quantità di energia prodotta in più vada dal 5% al 12%.”

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

giovedì 9 dicembre 2010

Il bonsai coi pannelli fotovoltaici che ricarica i telefoni cellulari

Si chiama “Electree”, è opera di Vivien Muller ed è, allo stesso tempo, un oggetto di design e un pannello fotovoltaico portatile. Electree, infatti, riproduce le sembianze di un alberello bonsai ma, al posto delle foglie, ha dei piccoli pannelli fotovoltaici ed una batteria alla base, grazie ai quali può ricaricare i dispositivi mobili (telefoni cellulari ed assimilabili). 

La struttura è dotata di 42 celle che sono equivalenti a una superficie di 2.178 centimetri ², per un’altezza di circa 40cm. Una volta caricato, l’accumulatore del bonsai alimenta una porta USB a cui collegare gli apparecchi. Electree è disponibile in due colori, bianco e argentato ed è acquistabile direttamente online ad una cifra di 4950,00 euro, sul sito www.electree.fr

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

Verso un'alternativa low cost della cella fotovoltaica

Ad oggi, il 90% dei pannelli fotovoltaici è realizzato in silicio. Come chiunque ben sa, la maggior parte di essi ha dimensioni non certo tascabili; inoltre, il processo di costruzione è ancora costoso e, per concludere, l’energia elettrica che viene generata all’interno delle celle fotovoltaiche è raccolta da un conduttore costruito in ossido di indio e stagno (ITO), che contribuisce non da poco sul prezzo finale.

Logica, dunque, l’attenzione con la quale le aziende di tutto il mondo seguono i risultati dei numerosi lavori di ricerca compiuti da Enti privati e Università internazionali, che hanno come obiettivo la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie per la realizzazione di celle solari, con un costo nettamente inferiore all’attuale.

La professoressa Yueh-Lin Loo guida, all’Università di Princeton, un numeroso gruppo di ingegneri e ricercatori chimici, e quest’anno la rivista National Academy of Science ha pubblicato i risultati di una loro ricerca, una tecnologia per produrre una plastica trasparente, facilmente lavorabile e ottima conduttrice di elettricità. Guarda caso, le basi fondamentali che un materiale deve possedere per essere impiegato nella costruzione di celle fotovoltaiche.

L’equipe guidata da Yueh-Lin Loo è riuscita a sperimentare positivamente una tecnologia che consente la lavorazione del polimero rispettando le sue caratteristiche (ovvero, come spiega la Loo “processandoli in modo tale da realizzare qualcosa di utile senza degradare la loro capacità conduttiva”). I ricercatori hanno infatti scoperto che, se trattato con un particolare acido, il polimero, una volta processato, non impedisce più il passaggio della corrente.

La Loo ha poi affermato che, una volta risolto il problema della conduttività, sarà molto facile “dare alla plastica qualunque forma ci torni utile mantenendo intatte le sue qualità” (trasparenza e malleabilità). Per quanto riguarda l’aspetto economico, se questa plastica si dimostrasse capace di sostituire l’ITO nella realizzazione dei conduttori, il valore del risparmio per il processo realizzativo può spingersi anche all’80% del totale. C’è però ancora un ma, e riguarda la durata dei materiali, ancora inferiore al caro, vecchio ossido di indio e stagno.

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

Il pannello fotovoltaico in plastica potrebbe durare più a lungo

Il gruppo di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto Nazionale di Nanotecnologia , unitamente ad un team dell’Università di Alberta, entrambi in Canada, hanno concluso con successo un progetto di ricerca teso a sviluppare un prototipo di pannello fotovoltaico in plastica in grado di superare le poche ore di attività che attualmente sono lo standard.

Il team di ricerca, guidato da David Rider, è riuscito a sviluppare un polimero molto più resistente e durevole di quelli ad oggi utilizzati per costruire l’elettrodo delle celle solari, e un prototipo di cella solare opportunamente realizzato ha funzionato per ben 500 ore e, ancor più importante, ha successivamente continuato a funzionare per quasi otto mesi prima di danneggiarsi irrimediabilmente (ma, sembra, più per i continui trasporti fra un laboratorio e l’altro che non per un processo di degradazione del materiale).

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

Con i jeans si produrranno pannelli fotovoltaici

Pare proprio che le strutture organiche possano presto diventare la base per la produzione di pannelli fotovoltaici. I ricercatori della Cornell University (un ateneo nello stato di N.Y. che conta una quarantina di Nobel nella sua secolare storia), guidati dal professore di chimica e biologia William Dichtel (con il prezioso aiuto della National Science Foundation, che ci ha messo i soldi), in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Chemistry, hanno sostenuto che è possibile sfruttare delle molecole organiche attualmente utilizzate nei processi di tintura e colorazione dei jeans per costruire delle strutture organiche in grado di diventare la base per la realizzazione di pannelli solari. Il tutto, con costi irrisori rispetto al diffusissimo silicio oggi impiegato.

Questo perchè i materiali fotovoltaici organici (derivati da composti del carbonio) possiedono una particolare (ed econo-mica) caratteristica: quella di poter essere spalmati su ampie superfici. I ricercatori della Princeton hanno utilizzato dunque alcune molecole che si trovano, oltre che nei coloranti per i jeans, nell’inchiostro delle penne, le ftalocianine, molecole che assorbono l'energia solare riconvertendola in energia elettrica, ottenendo (in laboratorio) una struttura simile a quella di una cella fotovoltaica.

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

venerdì 3 dicembre 2010

Disponibile il corso di formazione online sull'installazione degli impianti fotovoltaici

E' online il nuovo corso di aggiornamento professionale di Tecniche Nuove rivolto a installatori, impiantisti, progettisti, esperti di risparmio energetico, energy manager.

Il corso è indirizzato alla formazione di specialisti nel settore dell’installazione e manutenzione dei pannelli fotovoltaici, con particolare attenzione a tecniche e normative fondamentali per una corretta installazione e cura degli impianti fotovoltaici e ai metodi per operare in modo indipendente e con esito positivo nell’applicazione delle tecnologie fotovoltaiche. Introduzione alla tecnologia del fotovoltaico, alle autorizzazioni degli impianti fotovoltaici, alla valutazione e ai criteri di scelta per i principali componenti e apparati, l’installazione di un impianto fotovoltaico passo per passo, il mercato fotovoltaico.

Il corso si divede in 8 muoduli e il tempo di studio è pari a 8 ore.

giovedì 2 dicembre 2010

Arriva il PC alimentato a energia solare

Per ora è solo un prototipo ma potrebbe essere diffuso su larga scala tra un anno. Si tratta di un tablet computer, più piccolo di un pad, alimentato a energia solare (con pannelli fotovoltaici piccolissimi) che costerà solo 37 dollari ( circa 27 euro), ma già si parla di una possibile riduzione del prezzo fino a 10 dollari.

Il prototipo è sviluppato presso l’Indian Institute of Technology ed utilizza tecnologia touchscreen ed una variante del sistema operativo Linux. Le funzionalità saranno solo quelle essenziali e il pc non sarà dotato di hard disk interno ma userà una memoria flash espandibile (come l’ipad), un browser per navigare in internet e, grazie al “cloud computing”, accedere alla versione on line dei maggiori programmi, senza necessità di installarli.

Avrà un elaboratore di testi e funzionalità di videoconferenza. Il progetto del computer è stato finanziato dal Governo Indiano, che sta cercando aziende in grado di produrlo in serie, per combattere l’analfabetismo e aiutare i giovani studenti meno abbienti.

Dal 2011 prezzi dei moduli fotovoltaici in calo

Lo studio di un autorevole istituto di ricerca americano sul mercato fotovoltaico, ipotizza per il 2011 un surplus produttivo di pannelli fotovoltaici. Fra le ricadute positive, il raggiungimento della grid parity in alcuni Paesi, già nel 2013.

Se nel 2008 l’offerta di pannelli solari era nettamente inferiore rispetto alle richieste del mercato, oggi la tendenza si sta completamente ribaltando e nel 2011 si profila addirittura un eccesso di produzione, fatto che inevitabilmente determinerà, secondo le ineluttabili leggi dell’economia, un importante calo dei prezzi di vendita dei moduli.

Ad affermarlo è lo studio The New Solar Market realizzato da Pike Research, istituto di ricerca americano specializzato nelle analisi di mercati mondiali, che parla di un attuale surplus produttivo stimato di circa 8,3 GW. Secondo gli analisti, il mercato fotovoltaico continuerà a crescere con quota media del 15% sino a raggiungere i 19 GW installati su base annua nel 2013. L’Italia, sempre secondo lo studio, si pone fra i mercati più coinvolti insieme agli Stati Uniti e alla Cina. I prezzi più competitivi, afferma Pike Reaserch, consentiranno di raggiungere, in alcuni Paesi, la grid parity già nel 2013, pareggiando il costo fra energia solare fotovoltaica e quella prodotta con fonti tradizionali. L’analisi di Pike Research, inoltre, identifica come vincenti sul mercato le aziende che saranno in grado di proporre un “sistema integrato”, cioè prodotti ma anche servizi: progettazione, permessi, installazione.