mercoledì 15 dicembre 2010

Quale sarà la tecnologia a film sottile più utilizzata nei prossimi anni?

Su quale sarà la tecnologia a film sottile maggiormente utilizzata nei prossimi anni c’è molta discussione. “Alla fine - afferma Roland Scheer, esperto sul solare all’Istituto Hahn-Meitner (HMI) di Berlino - il prezzo deciderà tra le diverse tecnologie applicate oggi e nessuna presenta al momento limitazioni in termini di economia di scala”. Mentre per Paula Mints, della statunitense Navigant il silicio amorfo ha l’efficienza più bassa, tra il 6,5 e il 7% e con costi intorno ai due dollari Usa per Wp, ma è la tecnologia che risulterà più attraente per alcuni clienti. Molti produttori utilizzano il silicio amorfo, ma si sta sviluppando anche il Tellururo di Cadmio che possiede costi di fabbricazione più bassi, meno di 1,75 dollari per Wp, cosa che ha contribuito a superare la diffidenza iniziale che la presenza del Cadmio, potenzialmente tossico se disperso nell’ambiente, aveva suscitato tra gli operatori.

Problemi tecnologici, invece per il Diseleniuro di indio rame e il Diseleniuro di indio rame gallio, che possiedono oggi un’efficienza del 9% ma che pongono diversi problemi ai produttori, poiché sono ancora aperte questioni come la standardizzazione, la prevenzione dell’umidità per i moduli flessibili e l’uniformità della struttura.
In definitiva il mercato del film sottile sembra essere in movimento con un carico crescente di aspettative e interesse, superando lo sviluppo lento e le diffidenze degli anni passati.

Fonte: rivista Impianti Solari

In calo i prezzi del fotovoltaico, avanza la tecnologia a film sottile

Secondo l'industria svizzera Oerlikon, produttrice di film sottile - i moduli micromorfici tandem che sono formati da due celle associate di cui una in silicio amorfo e l’altra in silicio microcristallino - i costi di fabbricazione del film sottile amorfo dovrebbero attestarsi intorno a 0,7 dollari per watt, contro quelli del 2009 di 1,5 dollari per watt.

Secondo alcuni osservatori dell’industria fotovoltaica statunitense, inoltre, i prezzi del fotovoltaico dovrebbero ridursi a un tasso del 5-9% l’anno con un incremento dell’efficienza energetica e in questo quadro il film sottile parte avvantaggiato visto che possiede un basso costo per metro quadrato, che diminuirà ulteriormente, mentre l’efficienza potrebbe passare dall’8-12% del 2009 al 10-15% nel 2010 e fino al 14-20% nel 2030.

In definitiva gli osservatori ritengono che la capacità produttiva del film sottile supererà a breve i tassi di crescita già alti del fotovoltaico tradizionale, con buone possibilità di scendere al di sotto dell’euro per watt entro il 2010.

Fonte: rivista Impianti Solari

martedì 14 dicembre 2010

I pannelli fotovoltaici che si autoriparano

Da sempre la natura insegna e una ricerca del MIT di Boston condotta dal Dipartimento dell’Energia del prestigioso Istituto di ricerca lo conferma: il professore di ingegneria chimica Michael Strano, infatti, si è ispirato al comportamento delle piante (che dal sole non vengono distrutte ma che, con la fotosintesi, riciclano il loro “parco proteine” all’incirca ogni tre quarti d’ora) creando delle celle fotovoltaiche in grado di convertire l’energia solare in energia elettrica e, soprattutto, di autoassemblarsi.

Una delle maggiori difficoltà dei produttori di pannelli fotovoltaici è il grado di invecchiamento degli stessi, visto che i materiali con i quali sono costruiti tendono ad essere distrutti dalla degradazione prodotta dalla loro interazione con i raggi solari. Per superare questo problema, i ricercatori del MIT hanno “copiato” il comportamento dei cloroplasti durante la sintesi clorofilliana; in pratica, le proteine contenute nei cloroplasti decadono sì (il professor Strano afferma che il processo avviene “come se l’ossigeno rompesse il ‘cavo’ che tiene unita la proteina”) ma le piante sono in grado di ri-assemblare la stessa proteina.

Il ricercatore, dunque, ha creato delle molecole sintetiche capaci di attivarsi alla luce solare liberando elettroni, organizzate in “centri di reazione” e mantenute su dischi di fosfolipidi. Questi dischi sono immersi in una soluzione grazie alla quale si legano spontaneamente a nanotubi di carbonio che, allineando i centri di reazione, funzionano anche da conduttori per raccogliere e incanalare il flusso di elettrodi liberato dai centri stessi. E quando un tensioattivo viene aggiunto a questa soluzione, ecco che i vari componenti si distaccano fra loro per poi (è questa è la novità) riassemblarsi perfettamente quando il tensioattivo (mediante una speciale membrana) viene rimosso.

La ricerca ha dimostrato che l’efficienza di questa struttura molecolare (nel processo di conversione luce-elettricità) è di circa il 40% ma il professor Strano ha dichiarato che, almeno teoricamente, il valore potrebbe salire al 100%. Ecco perché i risultati e le potenzialità di questa ricerca potrebbero essere in grado di offrire al mondo dell’industria una formidabile opportunità tecnologica, dando vita alla produzione su scala industriale di pannelli fotovoltaici capaci di “ripararsi”, eliminando così la caduta di efficienza e la necessità di sostituzione e riparazione dei pannelli dovuta, appunto, all’interazione fra i raggi solari e l’attuale materiale utilizzato nella realizzazione dei pannelli.

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

Il pannello fotovoltaico che si attacca come un nastro adesivo

La società americana Global Solar Energy ha creato un pannello fotovoltaico flessibile, ondulato ed applicabile direttamente sulle superfici interessate come un adesivo, senza ancoraggi. Il pannello può essere staccato e riattaccato più volte, riducendo i tempi ed i costi di installazione e coprendo una superficie maggiore grazie a “strisce solari” lunghe circa 5,70 m e larghe 45 cm. Il prezzo è simile a quello dei “tradizionali” pannelli solari al silicio policristallino. L’azienda sta attendendo la necessaria certificazione e conta di iniziare la produzione dei pannelli solari dall’anno prossimo.

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili

venerdì 10 dicembre 2010

Un documentario per la raccolta fondi del progetto di un impianto fotovoltaico in Senegal

ICIM, organismo di certificazione leader di mercato, sostiene il progetto di impegno sociale e ambientale in Africa promosso dalla ONG “Fratelli dell’Uomo” e co-produce il documentario che si propone di sensibilizzare sulle opportunità di miglioramento delle condizioni di vita della popolazione dei villaggi africani attraverso l’energia solare.

ICIM, in linea con le proprie politiche tese alla sostenibilità sociale ed energetica, ha aderito con entusiasmo al progetto che avrà uno sviluppo concreto nel 2011 e che viene promosso in anteprima attraverso la proiezione del documentario “Il sole non ignora alcun villaggio”, realizzato in Senegal da Silvio Soldini e Giorgio Garini e co-prodotto da ICIM, il 14 dicembre 2010 a Milano, presso il Cinema Anteo.

Il progetto, voluto da Fratelli dell’Uomo, ONG che dal 1969 si occupa di solidarietà internazionale, intende portare l'energia fotovoltaica a 50 famiglie e installare 2 impianti fotovoltaici nel villaggio della regione del Mecké in Senegal. L’energia solare diventa quindi un aiuto concreto per contribuire a migliorare le condizioni di vita della popolazione dei villaggi africani.

Autorizzazioni degli impianti fotovoltaici: approvate le nuove linee guida

Dopo lunga attesa, con il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 10 settembre 2010 sono state finalmente approvate le nuove Linee guida per il procedimento autorizzativo previsto dall’articolo 12 del Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.

Tali Linee Guida, entrate in vigore il 3 ottobre, sono destinate a disciplinare il procedimento per l’autorizzazione della costruzione e esercizio di impianti fotovoltaici e altre fonti rinnovabili nei prossimi anni, al fine di semplificare e rendere più veloce l’iter autorizzativo relativo alla costruzione ed esercizio di questi tipi di impianti.

Tutte le novità delle linee guida sulle autorizzazioni degli impianti fotovoltaici sono trattate dall'avv. Giulio Giuggioli dello Studio Legale Agnoli e Giuggioli in un approfondito articolo pubblicato sulla rivista Energia Solare & Rinnovabili di novembre, in edicola fino al 28 dicembre 2010.

Da Catania il pannello fotovoltaico che si collega direttamente agli elettrodomestici

Un pannello fotovoltaico in grado di funzionare senza “inverter” (il dispositivo che trasforma l’energia elettrica da continua ad alternata) è in arrivo dallo stabilimento StMicroelettronics di Catania. Il pannello potrà essere collegato agli elettrodomestici di casa, alimentandoli senza un convertitore (inverter), in quanto già dotato di una “junction-box”, cioè un miniconvertitore interno al modulo, in grado di trasformare l’energia solare prodotta dalle celle fotovoltaiche (a tensione continua) in corrente alternata usata nelle case.

Così l’energia può essere immessa nella rete elettrica domestica, senza macchinari e passaggi ulteriori, alimentando ogni dispositivo elettrico di uso comune. In caso di disconnessione, poi, la “junction box” invia un segnale ad una centrale dedicata, prevenendo furti e danneggiamenti, disconnettendosi dalla rete anche in caso di eventi come terremoti o trombe d’aria. “In un sistema standard da 3kW collocato sul tetto – spiega Matteo Lo Presti, direttore Systems Lab della St Microelettronics di Catania – abbiamo calcolato che la quantità di energia prodotta in più vada dal 5% al 12%.”

Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili