Un’interessante novità nel settore dell’energia eolica domestica è in arrivo da Pesaro. Si tratta di Nausicaa, una mini turbina eolica in legno ideale per i giardini delle abitazioni. Nausicaa è stata ideata ed è commercializzata dalla azienda Macht srl di Pesaro che da tempo ha deciso di produrre le proprie apparecchiature utilizzando solo materiali bio-compatibili e riciclabili: così le pale sono di legno naturale e le strutture sono fatte di alluminio riciclabile. Nausicaa è facilmente installabile, ha un diametro di due metri, pesa 25 kg ed è progettata sia per funzionare in modalità “stand alone” che in collegamento con la rete elettrica mediante un inverter, cioè un convertitore di energia elettrica da continua ad alternata. La potenza varia da 0,4 a 1,0 KW/p.
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
venerdì 10 dicembre 2010
giovedì 9 dicembre 2010
La bicicletta a pedalata assistita con batteria a energia eolica
Si chiama “Miss Courant D’air”, è stata realizzata dal designer Thierry Dumaine, ed è una bicicletta elettrica a pedalata assistita dotata di batteria che si ricarica con l’energia eolica. La bicicletta ha un unico corpo aerodinamico necessario al migliore convogliamento dell’aria e, al centro di ciascuna ruota, è stato installato un generatore che invia l’elettricità prodotta alle batterie al litio, necessarie per garantire l’autonomia della bici. In vendita online ad una cifra di 4950,00 euro, sul sito www.electree.fr
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Il bonsai coi pannelli fotovoltaici che ricarica i telefoni cellulari
Si chiama “Electree”, è opera di Vivien Muller ed è, allo stesso tempo, un oggetto di design e un pannello fotovoltaico portatile. Electree, infatti, riproduce le sembianze di un alberello bonsai ma, al posto delle foglie, ha dei piccoli pannelli fotovoltaici ed una batteria alla base, grazie ai quali può ricaricare i dispositivi mobili (telefoni cellulari ed assimilabili).
La struttura è dotata di 42 celle che sono equivalenti a una superficie di 2.178 centimetri ², per un’altezza di circa 40cm. Una volta caricato, l’accumulatore del bonsai alimenta una porta USB a cui collegare gli apparecchi. Electree è disponibile in due colori, bianco e argentato ed è acquistabile direttamente online ad una cifra di 4950,00 euro, sul sito www.electree.fr
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Verso un'alternativa low cost della cella fotovoltaica
Ad oggi, il 90% dei pannelli fotovoltaici è realizzato in silicio. Come chiunque ben sa, la maggior parte di essi ha dimensioni non certo tascabili; inoltre, il processo di costruzione è ancora costoso e, per concludere, l’energia elettrica che viene generata all’interno delle celle fotovoltaiche è raccolta da un conduttore costruito in ossido di indio e stagno (ITO), che contribuisce non da poco sul prezzo finale.
Logica, dunque, l’attenzione con la quale le aziende di tutto il mondo seguono i risultati dei numerosi lavori di ricerca compiuti da Enti privati e Università internazionali, che hanno come obiettivo la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie per la realizzazione di celle solari, con un costo nettamente inferiore all’attuale.
La professoressa Yueh-Lin Loo guida, all’Università di Princeton, un numeroso gruppo di ingegneri e ricercatori chimici, e quest’anno la rivista National Academy of Science ha pubblicato i risultati di una loro ricerca, una tecnologia per produrre una plastica trasparente, facilmente lavorabile e ottima conduttrice di elettricità. Guarda caso, le basi fondamentali che un materiale deve possedere per essere impiegato nella costruzione di celle fotovoltaiche.
L’equipe guidata da Yueh-Lin Loo è riuscita a sperimentare positivamente una tecnologia che consente la lavorazione del polimero rispettando le sue caratteristiche (ovvero, come spiega la Loo “processandoli in modo tale da realizzare qualcosa di utile senza degradare la loro capacità conduttiva”). I ricercatori hanno infatti scoperto che, se trattato con un particolare acido, il polimero, una volta processato, non impedisce più il passaggio della corrente.
La Loo ha poi affermato che, una volta risolto il problema della conduttività, sarà molto facile “dare alla plastica qualunque forma ci torni utile mantenendo intatte le sue qualità” (trasparenza e malleabilità). Per quanto riguarda l’aspetto economico, se questa plastica si dimostrasse capace di sostituire l’ITO nella realizzazione dei conduttori, il valore del risparmio per il processo realizzativo può spingersi anche all’80% del totale. C’è però ancora un ma, e riguarda la durata dei materiali, ancora inferiore al caro, vecchio ossido di indio e stagno.
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Logica, dunque, l’attenzione con la quale le aziende di tutto il mondo seguono i risultati dei numerosi lavori di ricerca compiuti da Enti privati e Università internazionali, che hanno come obiettivo la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali e tecnologie per la realizzazione di celle solari, con un costo nettamente inferiore all’attuale.
La professoressa Yueh-Lin Loo guida, all’Università di Princeton, un numeroso gruppo di ingegneri e ricercatori chimici, e quest’anno la rivista National Academy of Science ha pubblicato i risultati di una loro ricerca, una tecnologia per produrre una plastica trasparente, facilmente lavorabile e ottima conduttrice di elettricità. Guarda caso, le basi fondamentali che un materiale deve possedere per essere impiegato nella costruzione di celle fotovoltaiche.
L’equipe guidata da Yueh-Lin Loo è riuscita a sperimentare positivamente una tecnologia che consente la lavorazione del polimero rispettando le sue caratteristiche (ovvero, come spiega la Loo “processandoli in modo tale da realizzare qualcosa di utile senza degradare la loro capacità conduttiva”). I ricercatori hanno infatti scoperto che, se trattato con un particolare acido, il polimero, una volta processato, non impedisce più il passaggio della corrente.
La Loo ha poi affermato che, una volta risolto il problema della conduttività, sarà molto facile “dare alla plastica qualunque forma ci torni utile mantenendo intatte le sue qualità” (trasparenza e malleabilità). Per quanto riguarda l’aspetto economico, se questa plastica si dimostrasse capace di sostituire l’ITO nella realizzazione dei conduttori, il valore del risparmio per il processo realizzativo può spingersi anche all’80% del totale. C’è però ancora un ma, e riguarda la durata dei materiali, ancora inferiore al caro, vecchio ossido di indio e stagno.
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Il pannello fotovoltaico in plastica potrebbe durare più a lungo
Il gruppo di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto Nazionale di Nanotecnologia , unitamente ad un team dell’Università di Alberta, entrambi in Canada, hanno concluso con successo un progetto di ricerca teso a sviluppare un prototipo di pannello fotovoltaico in plastica in grado di superare le poche ore di attività che attualmente sono lo standard.
Il team di ricerca, guidato da David Rider, è riuscito a sviluppare un polimero molto più resistente e durevole di quelli ad oggi utilizzati per costruire l’elettrodo delle celle solari, e un prototipo di cella solare opportunamente realizzato ha funzionato per ben 500 ore e, ancor più importante, ha successivamente continuato a funzionare per quasi otto mesi prima di danneggiarsi irrimediabilmente (ma, sembra, più per i continui trasporti fra un laboratorio e l’altro che non per un processo di degradazione del materiale).
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Il team di ricerca, guidato da David Rider, è riuscito a sviluppare un polimero molto più resistente e durevole di quelli ad oggi utilizzati per costruire l’elettrodo delle celle solari, e un prototipo di cella solare opportunamente realizzato ha funzionato per ben 500 ore e, ancor più importante, ha successivamente continuato a funzionare per quasi otto mesi prima di danneggiarsi irrimediabilmente (ma, sembra, più per i continui trasporti fra un laboratorio e l’altro che non per un processo di degradazione del materiale).
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
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Con i jeans si produrranno pannelli fotovoltaici
Pare proprio che le strutture organiche possano presto diventare la base per la produzione di pannelli fotovoltaici. I ricercatori della Cornell University (un ateneo nello stato di N.Y. che conta una quarantina di Nobel nella sua secolare storia), guidati dal professore di chimica e biologia William Dichtel (con il prezioso aiuto della National Science Foundation, che ci ha messo i soldi), in un articolo pubblicato sulla rivista Nature Chemistry, hanno sostenuto che è possibile sfruttare delle molecole organiche attualmente utilizzate nei processi di tintura e colorazione dei jeans per costruire delle strutture organiche in grado di diventare la base per la realizzazione di pannelli solari. Il tutto, con costi irrisori rispetto al diffusissimo silicio oggi impiegato.
Questo perchè i materiali fotovoltaici organici (derivati da composti del carbonio) possiedono una particolare (ed econo-mica) caratteristica: quella di poter essere spalmati su ampie superfici. I ricercatori della Princeton hanno utilizzato dunque alcune molecole che si trovano, oltre che nei coloranti per i jeans, nell’inchiostro delle penne, le ftalocianine, molecole che assorbono l'energia solare riconvertendola in energia elettrica, ottenendo (in laboratorio) una struttura simile a quella di una cella fotovoltaica.
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Questo perchè i materiali fotovoltaici organici (derivati da composti del carbonio) possiedono una particolare (ed econo-mica) caratteristica: quella di poter essere spalmati su ampie superfici. I ricercatori della Princeton hanno utilizzato dunque alcune molecole che si trovano, oltre che nei coloranti per i jeans, nell’inchiostro delle penne, le ftalocianine, molecole che assorbono l'energia solare riconvertendola in energia elettrica, ottenendo (in laboratorio) una struttura simile a quella di una cella fotovoltaica.
Fonte: rivista Energia Solare & Rinnovabili
Inaugurato il Parco del Sole, l'impianto fotovoltaico di oltre 50.000 metri quadrati
Lo scorso 2 dicembre è stato inaugurato il “Parco del Sole”, l'impianto fotovoltaico esteso su una superficie di oltre 50.000 mq e sito nel comune di Castelnuovo Rangone (MO). Con oltre 2 MWp allacciati alla rete, è il più grande impianto fotovoltaico della provincia emiliana, nato dalla Joint Venture tra l’EPC Contractor Enerpoint S.p.A., la holding di investimenti Fin Poker S.r.l., l’impresa edile Sogemont S.r.l., l’installatore fotovoltaico Spazio Energia S.r.l. e lo Studio Tecnico Torricelli. L’impianto fotovoltaico ha una produzione annua di circa 2.442 MWh di energia elettrica, che potranno soddisfare i bisogni energetici di 1.000 famiglie e contribuiranno a ridurre le emissioni di anidride carbonica di 1.270.000 kg l’anno.
Per dare vita al “Parco del Sole” Enerpoint e i partner del progetto hanno messo in campo tutto il loro know how nella progettazione e realizzazione di grandi parchi fotovoltaici nonché l’eccellenza tecnologica delle forniture: 9.030 moduli fotovoltaici Schott Solar al silicio policristallino da 230 Wp, gli inverter centralizzati Power One (1 PVI 275 e 5 PVI 300), le strutture interamente in alluminio Vettaflex e il sistema di controllo e monitoraggio a distanza e‐solar. Per l’installazione e la costruzione delle cabine in media tensione Enerpoint si è affidata a Sogemont, impresa edile specializzata in parchi fotovoltaici e Spazio Energia, consorzio di imprese del modenese attive nell’installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici dal 2004.
“Ho pensato di portare anche nella provincia di Modena un impianto di grandi dimensioni, elevata qualità e di impatto ambientale limitatissimo, dando anche un impulso importante alla produzione di energia fotovoltaica, sia a beneficio della comunità locale che delle imprese del territorio che, in un momento di crisi economica, hanno potuto sviluppare un know how specifico in un settore dalle grandi potenzialità”, afferma Davide Lolli, ideatore del progetto e AD di Parco del Sole. Secondo Paolo Rocco Viscontini, presidente e AD di Enerpoint S.p.A. “La rivoluzione energetica passa anche dagli impianti a terra come Parco del Sole, ma sempre affiancati a tanti piccoli e medi impianti, residenziali e aziendali. Per Enerpoint anche il fotovoltaico a terra, oltre al fotovoltaico sugli edifici, può contribuire al passaggio dalla produzione centralizzata di elettricità alla generazione distribuita, per creare energia elettrica pulita laddove serve di più, riducendo le dispersioni energetiche”.
Per dare vita al “Parco del Sole” Enerpoint e i partner del progetto hanno messo in campo tutto il loro know how nella progettazione e realizzazione di grandi parchi fotovoltaici nonché l’eccellenza tecnologica delle forniture: 9.030 moduli fotovoltaici Schott Solar al silicio policristallino da 230 Wp, gli inverter centralizzati Power One (1 PVI 275 e 5 PVI 300), le strutture interamente in alluminio Vettaflex e il sistema di controllo e monitoraggio a distanza e‐solar. Per l’installazione e la costruzione delle cabine in media tensione Enerpoint si è affidata a Sogemont, impresa edile specializzata in parchi fotovoltaici e Spazio Energia, consorzio di imprese del modenese attive nell’installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici dal 2004.
“Ho pensato di portare anche nella provincia di Modena un impianto di grandi dimensioni, elevata qualità e di impatto ambientale limitatissimo, dando anche un impulso importante alla produzione di energia fotovoltaica, sia a beneficio della comunità locale che delle imprese del territorio che, in un momento di crisi economica, hanno potuto sviluppare un know how specifico in un settore dalle grandi potenzialità”, afferma Davide Lolli, ideatore del progetto e AD di Parco del Sole. Secondo Paolo Rocco Viscontini, presidente e AD di Enerpoint S.p.A. “La rivoluzione energetica passa anche dagli impianti a terra come Parco del Sole, ma sempre affiancati a tanti piccoli e medi impianti, residenziali e aziendali. Per Enerpoint anche il fotovoltaico a terra, oltre al fotovoltaico sugli edifici, può contribuire al passaggio dalla produzione centralizzata di elettricità alla generazione distribuita, per creare energia elettrica pulita laddove serve di più, riducendo le dispersioni energetiche”.
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